Alle volte…

23 05 2010

Alle volte ti accorgi di navigare per lidi sempre nuovi, ma già conosciuti. Non trovi la misura di possibili differenze e anche guardando attorno a te i meravigliosi paesaggi, che con uno scatto d’occhi decidi di immortalare nei tuoi ricordi, questi non ti lasciano nulla di nuovo. Tutto già vissuto mentre le onde e la corrente ti spingono avanti in uno stato di inerzia che ti fa prigioniero.

Alle volte ti accorgi che addormentarti sotto le stelle ti fa vedere il mondo da punti di vista diversi. Le stelle come unica certezza accanto a noi viaggiatori alla ricerca di lidi sicuri, nuovi e felici. Porti con te un carro maggiore mentre capita alle volte che qualche segno zodiacale domini i tuoi orizzonti. E sotto quel coperchio di brillanti, coccolato dai tuoi sogni più profondi cedi alla notte e ti affidi al sonno.

Alle volte poi ci si sveglia coscienti di essersi addormentati per troppo tempo e persi in quello stato di sfuggente spaesamento si decide di ricrearsi, ricominciare e cambiare rotta. Si impugna il timone, si spiegan le vele e con nuove motivazioni si veleggia verso un futuro fatto di nuove sconosciute sorprese. Alla ricerca di qualcosa di concreto, che sia una persona che verso se stessa orienta la tua bussola o che sia una situazione, uno stato di vita che vuole diventare il tuo.

Alle volte fa bene cambiare e dare uno scossone profondo a tutto. Alle volte si rischia di scoprire persone nuove che altrimenti avresti perso. O che forse avresti comunque conosciuto e il destino ce lo avrebbe concesso. Alle volte ci si domanda se le cose succedono per destino o se meglio possiamo noi tutti prenderci i nostri piccoli meriti e le nostre soddisfazioni.

Alle volte funziona così. Ci si ritrova in un pomeriggio di maggio a scrivere su un blog e guardarsi in giro, scoprendo che la vita è piena di tante belle cose da vivere, belle persone da scoprire e conosciute da poco con cui già è bello stare e scoprire. Alle volte queste ti donano una piccola felicità che piano piano cresce assieme a bei momenti da fotografare con lo sguardo.

Alle volte tutto questo lo chiamiamo vivere. Alle volte. Semplicemente.





Manca dell’…

16 02 2010

Non c’è verso di risolvere questa situazione. Sembra tutto tramontare in un raggio di sole che pian piano si spegne. L’unica consolazione è il viaggiare alla ricerca della sorpresa, della cosa imprevedibile. Anche se a volte nella tua vita ti sembra di aver raggiunto un equilibrio. Ma lo è davvero? Lo si può realmente chiamare equilibrio?

Presente quando manca l’amore? Quando manca la vita si trasforma in una routine, in un costante quanto inevitabile degrado verso una condizione nuova, di stasi, di equilibrio, di assoluta agiatezza e nevrotica tranquillità. Tranquillità perché comunque la serenità c’è, nevrotica perché non ci accorgiamo che stiamo vivendo ogni giorno lo stesso giorno, il giorno uguale a quello prima e che è la vita senza amore che ci permette, o costringe a seconda delle visioni, a trovarci in questo finto equilibrio.

Presente l’amore? Quella potente quanto assurda forza che ci prende e ci devasta l’esistenza come un tornado? Sapete quello che ci fa volare sbattendoci a destra e a manca e ancora a manca in un irragionevole casualità dettata dal fato? Il massimo dell’imprevedibilità. Questo il bello. Forse questo il motivo per cui tanto lo bramiamo. E’ l’ingrediente che dopo tanti anni senza si scopre essere uno dei componenti fondamentali per la riuscita della nostra felicità. L’amore e la donna per cui provate questo sentore, di cui ancora la medicina non conosce le cause, sono i maggiori artefici della meraviglia della vita. La bellezza di scoprire ogni giorno che passa qualcosa di nuovo sulla propria compagna, o compagno, e inevitabilmente su noi stessi e sulla nostra vita. Il sentire sempre qualcosa di autentico, vivo e vero, ma soprattutto di inatteso. L’amore non è programmato e non lo si programma. Ma crea un instabile equilibrio in cui tutti noi siamo felici di vivere. Per questo lo ricerchiamo. Per questo siamo alla ricerca di una persona speciale che ci piombi dal cielo e ci incasini l’esistenza. Perché senza quella persona, senza quei brividi quotidiani d’amore, è troppo piatta la vita.

Questa situazione si risolverà. Perché una vita di instabile equilibrio e sicura incertezza non la puoi cercare. Arriva con l’amore. Che arriva quando arriva, quando vuole, quando meno te lo aspetti. Per ora lo puoi solo sognare sperando che un giorno diventi realtà. Nel frattempo cerca di vivere di imprevedibilità e sorprese. Per non morire prima di viverlo o per non essere parte di un sistema morto.





Frantumi e zampilli

10 09 2009

Frantumi e zampilliFrantumi e zampilli colorati esplodevano pirotecnici nel cielo stellato che come in un sogno abbracciava cuori ridenti e incantati che col naso all’insù stavano, in un unico batter, di ciglia e di cuor. Al di sotto figure di umane sembianze a coppie e a gruppi unite si stringevano nella notte. A scherzare tra amici, con in mano il desiderio di condividere quel momento, fremente in cuor, ardente tutto, come se infuocasse e scoppiasse la voglia dentro di me.

Un altro anno è passato e la magia la conservo in un sogno. Che lancio alle stelle per conservarlo lassù, dove la posso tenere d’occhio. Aspettando l’aurora di un fuoco valido, vero, importante, che scelga finalmente di fiorire su di me, con me e per me.

Esplodono assieme a questi pensieri i ricordi che tornano alla mente, come cartone di cui è costruito quel fuoco d’artificio. Mentre mi ributto artificialmente a contemplare l’artificio della mia vita. Vivo.

scritto il 16 agosto 2009





Seduto ad un bar ho trovato una storia

11 08 2009

Seduto al barRidere seduto ad un tavolo di un bar. Guardare e ascoltare la persona che ti sta di fronte mentre sussurra alle tue orecchie la sua gioia, entusiasta. Ad anticipare quelle parole che dalle sue labbra sono scandite c’è fisso sul suo volto il segno di una felicità provata, di estasi e di gioia incontrollabile, che prova senza successo a tener ferma dentro lei, tanto che nel narrare le ultime belle vicende sul viso le compare un riso di stupefacente bellezza.

E’ il sorriso del sole, con lo sguardo del cielo e le mani del coraggio. Forte, decisa a puntare ciò che sente, immune ora da qualsiasi influenza, che non la fa cedere. Non mostra debolezza. Mostra bellezza. La bellezza di una vita che tale è, con la serenità di un animo che vuole continuare a portare su quel corpo il simbolo più importante di ogni battito che dentro lei si fa sentire, la gioia di un sorriso e di una storia che sta scrivendo.

Vorrei avere anch’io una storia. Una da scrivere. Sapete, una di quelle che si raccontano ai nipotini.

Oggi ce l’ho. Parla di una stella che forte in cielo brilla, adorata ed amata dagli uomini, va pellegrina nello spazio alla ricerca di vero amore. Sincera si concede all’amore. Delusa non lo rifiuta, lo accoglie, perché confida nella bontà ed essa stessa buona è. Alti e bassi corrodono la sua luce, rischia di soffocare e nel buio scomparire. Finché, affievolita, si perde. Non la vedono più gli uomini che la adorano, fuggono i sogni, si spezzano i desideri. La speranza di un ritorno muore. E mentre il tempo passa, in un deserto di pace trovata ritorna. Piano piano lieve, prendendo al cuor di nuovo un uomo, a passi lenti, che nuovo la scopre e la vede nascere. Si innamora della sua bellezza. Della luce che possiede e si appassiona alla sua storia. Nasce di nuovo l’amore. Fiorisce tra cielo e terra. La lontananza non è un problema. Lei osserva attenta l’amore di lui, e lui ogni giorno dorme per poter passare la notte incantato a guardarla. Fermo, nel punto più buio per poterla cogliere in tutto il suo splendore. Non desidera altro e altro non sogna. Parlano tanto, trovano un senso, sono felici nella compagnia uno dell’altro. A volte nella notte su di un lago si specchia lei, mentre lui su di una barchetta si fa cullare nei sogni. Improvvise a volte cadono stelle cadenti. Si concentrano nei momenti in cui meno sono banali, in cui per nulla sono scontate. E’ il regalo di lei a quell’amante irraggiungibile, a quel nuovo presente che è ora e che la butta felice nel futuro, nell’amore vicino, e che prova a toccare allungandosi fino a quella barchetta. Non sappiamo se sarà per sempre, non sappiamo se sarà un amore possibile, ma ora è, meraviglioso nella sua magnificente semplicità.

E nel mentre fantastico ritorno al presente, sul quel tavolo e la fisso. E mentre mi alzo e da quel bar mi allontano, salutandoti continuo a ripensare a questo momento, a questo incontro che mi ha lasciato una storia. Non impossibile, ma vera e reale. Punta in alto, punta le stelle, buttati nel mondo con in mano i tuoi sogni, sfogliali, che loro sanno dove portarti. La tua vita vale e lo si capisce vedendo dalla tua gioia, dalla storia che stai scrivendo, che quella stella un giorno vivrà con un uomo, per sempre e assieme, per sempre a coronare un amore. Guardandoti oggi l’ho rivisto possibile. Guardandoti oggi mi sono sentito meno solo, ora che so che anche per me in cielo c’è una stella ad attendermi, o una con cui parlare, ad un bar, delle gioie possibili di questa vita meravigliosa che aspetta solo di essere raccontata. E che non impedisce mai a nessuno di sognare.





Simbolo di un amore vivo

24 07 2009

Rosa BiancaSbatto la porta e non riesco ad uscire. Entra a folate il vento tagliente. Mi sorprende. Accarezza tagliando il mio corpo che esanime agli occhi distratti dei più si abbandona. Lo segue un vaso che distrattamente a pezzi sul suolo si infrange. Da questo ne esce una rosa che bianca alla sua fioritura appariva, radiosa al mondo. Strappata alla linfa vitale a cui era attaccata fu posta in bella mostra per far apparir bello ciò che ormai s’era perso in quella casa. Ma nel cadere verso il vuoto, quell’arbusto di nulla tinto, terminò accidentalmente la sua corsa nella macchia di sangue che in poco tempo si era creata nei pressi del corpo. In quella pozza stava ferma, portando con se la sua purezza, che ahimè, ora cessava di esistere.

Si voltarono i presenti al colpo del vaso. Urlò una serva, che si sa, son le più vicine al dolore umano visto la bassezza a cui son costrette. Tutti si fermarono nel vuoto lasciato dalla rottura di quel vaso e osservarono. Tutto era fermo come in una foto e sol si vedeva quel sangue muoversi, che stava avvolgendo quel tenero e soffice fiore, affogando la sua pura natura. Un attimo, un istante che anche quel che era il simbolo della purezza di bianco vestita assunse le vesti di un rosso pulsante, puro, ma vivo, vero colore. E quando ormai i presenti inorriditi, non tanto per il giovine corpo di quell’amante trafitto a morte, ma più per codesta trasformazione, per codesto tramutamento di color della bianca rosa, si stavano ricomponendo, ad un tratto si compì il tutto.

Nacque da qui il simbolo, nuovo, e non per un semplice cambio d’abito, ma perché si mosse su essa lo sguardo di un cuor desideroso che ne diede un profondo significato. Era lo sguardo di una fanciulla, bella nel suo amor struggente, sicuramente bella agli occhi di quell’innamorato trafitto a terra. Si mosse lei verso quella sagoma ormai completamente bordata di sangue, e con una lacrima che le rigò il viso si chinò su quella rosa di rosso dipinta. La guardò con tenerezza e stupore. Ormai tutta inzuppata di quel liquido dal cuor di lui proveniente, nel quale sono conservate le essenze fondamentali che battevano nell’essere di quel giovine, in quel corpo che è quello di ognuno di noi, e che or con la stessa voglia battono in quel fior. La colse e con tutte queste premure ad essa le diede valore, attenzione, un’immagine definita, che diventerà presto simbolo. Tra se la strinse come l’ultimo dono di lui, che in quella rosa ora viveva, e la portò via, con se, testimonianza di qualcosa di più profondo, che ora scritto col sangue resterà dipinto in quella rosa che per sempre sarà il simbolo di verità, passata e infinita, esistita ed eterna, profonda, scritta su quei petali, ciò che più pulsò in un animo fanciullo e passionale, che non si è perso, ma che sempre si conserverà e che attraverso quel simbolo sempre vivrà.

Pulsa la rosa, rossa e fiera nei giardini del mondo la sua bella presenza impone. Staccata e donata or, nei giorni nostri, dopo quest’episodio, porta con se un significato tanto nobile quanto potente, che vive in ogni uomo e donna e lo fa stare in se, custodendo tale significato e indirizzandolo a chi, con codesto dono, viene onorato di un sentimento eterno di passione e devozione. Dolce ricordo di un amore che sempre vivrà.





On air

20 07 2009

La prendo per mano e la sfioro in un sogno. Trovo il sentiero nel fitto bosco. Alla luce di un raggio di sole risplende coperto un lenzuolo d’amore. Steso al lume potente cerca calore. Profumato e intriso di cruda passione, profonda, vera e amata ossessione di corpi uniti in un vincolo stretti, dal cuore si proiettano immagini di sogni infiniti. Le parole ne descrivono i ricordi immancabili di una storia che è nata e che con grinta richiama a se quei tratti sinuosi di un modello perfetto, un sogno fanciullo, di equilibrio nascosto nel buio del cielo, imparato da modelli che nella vita ti accompagnano, mentre solo le stelle ti fan sentire meno solo.

Delirio o pazzia. In un lampo improvviso tutto viene squarciato. Restano i segni, indelebili, le tracce su quel sentiero, che ancor umido per il passaggio, fresche le conserva. Di qua siam passati come conigli spaventati e orsi affamati, gufi attenti in una fredda notte alla ricerca di prede, di miti e di eroi, di parole da seguire, da scriver su carta, da conservare.

Fermo tra il grano folto tutto in piazza, mentre sotto la pioggia si allontanano, torno dai pensieri in una diretta, stringo il microfono delle opportunità e grido il mio sfogo. Sfogo. Sfornando parole inconsuete di uso quotidiano mentre aspetto il tempo della vera diretta. “40″ e quattro dita. Le guardo e penso. Troppo, che sono già diventate tre. Mi scosto. Appoggio il mio sguardo su una scaletta scritta su una lavagnetta che non c’è e fuori dalla finestra ricerco l’evasione. La libertà. La finestra. C’è sempre. “20″. Passa il tempo, veloce. Si scioglie il freddo che hai nell’animo e che copre le resistenze con cui è assemblato il nostro essere, gocce di sudore in un caldo torrido gareggiano sul mio viso delineando traiettorie impossibili da calcolare a priori. Penso a quel rubinetto. Scende veloce l’acqua fredda, che sotto a quella vorrei or trovarmi, ad intervistar le gocce e chieder loro cosa stanno provando nel precipitare nel vuoto, mentre troverei refrigerio da tutto, comprendendo il loro stato. Alzo lo sguardo. Mi rifletto nello specchio e sogno un giorno di invertire quella discesa, fermarmi, girare quel rubinetto e andare verso l’alto, l’acqua ed io, assieme. Indice alzato, ultimo segnale. Fremo alla partenza aspettando che anche l’ultimo semaforo si spenga mentre anche i respiri si placano, nessuno respira, in un’attesa meravigliosa quanto paurosa che sembra infinita.

Ora l’indice scende verso me. Tempo scaduto. Pronto a buttarmi. Via i pensieri. On air.





Stazioni della vita

14 07 2009

Si arrampica la capacità dell’uomo di udire la libertà d’animo, nei sentimenti, sullo specchio ripido della realtà. Attimi fuggenti che scivolano via come l’acqua su un finestrino di un treno in corsa che viaggia verso mete certe, dal passato al futuro, fermandosi solo nelle stazioni del presente. Il presente di ognuno di noi.

Stazione

Alla fermata succede che si è irrimediabilmente soli e in questa desolante situazione l’uomo si trova e davanti gli si parano diverse le soluzioni. Può passare gli anni albergando come un viandante senza meta in quella stazione e nella città che la ospita, sdraiandosi e aumentando la depressione nel vedere le persone di passaggio, tutte proiettate verso futuri che li chiamano a darsi da fare, mentre lui, quel viandante senza meta, impotente sta a guardarli. Come dei vegetali, ornamenti incolti di una stazione che non è la loro casa, si ritrovano in una terribile situazione di stanby in cui la loro mente sembra trovare le condizioni giuste per non fare tutto ciò che dovrebbe fare nella normalità, e in questa sorta di paralisi della vita si estraniano impedendo ai pensieri di toccarli, allontanando così la possibilità di reagire a questa sofferenza.

Poi c’è chi da questa situazione o prima di finirci decide di rimettersi in viaggio. Subito. Scelgono un altro treno e decidono di partire verso un futuro che vogliono vivere e che vogliono fare loro. A volte trovano motivazioni che li fanno scegliere, come un biglietto gratuito in terra che li fa andare verso una destinazione dettata da quel pezzo di carta, oppure sentono una voce ai megafoni che sono soliti sbandierare pubblicità di prodotti firmati e che inseriscono nelle frasi di promozioni il nome di qualche località effettivamente esistente e verso quella decidono di spingersi. E così per destino o per scelta si muovono.

Au revoirNelle diverse stazioni che faremo durante la vita ci capiterà sempre di essere tutti questi personaggi che incontriamo e tanto invidiamo. Poi i più fortunati si ritroveranno a coprire solo una parte e i meno baciati dalla dea bendata si ritroveranno a fare i viandanti dispersi per una vita intera. E poi una via di mezzo, chi scende e sale sperando che sia l’ultima discesa che dovranno affrontare. L’importante è non stare fermi, perché non c’è niente di peggio che passare la vita a guardare i treni che passano mentre gli altri si proiettano verso un futuro che noi forse non vediamo. Buttiamoci, tentiamo. Chissà che stazioni, che sorprese e che incontri che ci attendono nel nostro futuro. Troviamo immediatamente la voglia di partire e guidati da un futuro che può solo essere migliore andiamo, con il nostro bagaglio di esperienze e di ricordi in spalla, portando con noi le foto meravigliose di momenti che mai scorderemo e che sempre vorremo ricercare, tutte, in un’unica persona che ce le voglia far rivivere. Quello che abbiamo amato non sparisce, perché ha un valore infinito ed è ciò che ha plasmato il nostro desiderio, che culliamo nel nostro cuore, tutto creato da noi, da un noi che ci sta ancora aspettando.

L’amore provato o forse solo sfiorato, i sentimenti e le gioie che ci hanno fatto sognare, volare, sempre quelle inseguiremo, perché sappiamo bene che ci fanno vivere, che ci fanno essere noi stessi, stazione dopo stazione. Au revoir.





In cima alla vita, a vedere le stelle e i nostri sogni

5 07 2009

Osservando i sogniLa vita non è poi tanto difficile. E’ fluida, limpida, semplice e lineare. Impegnativa al massimo. Si crea e si sviluppa in base alle nostre volontà o in base a ciò che ci sentiamo di fare. Non è mai troppo complicata o se diventa difficile è sempre possibile trovare il modo di sistemarla al meglio, di risolvere ogni avversità. Ci porta a riflettere. Ci porta talvolta a scegliere, ma come in tutte le scelte, quando non si sa la risposta, si tenta, cercando di darla in base a ciò che noi più vogliamo, o sentiamo di volere.

La coccoliamo la vita. La portiamo avanti e la vogliamo far diventare sempre migliore. La vogliamo vivere al massimo, rincorrendo i nostri sogni e cercando di realizzarli. E si realizzano, perché quando siamo felici, sorridenti e sentiamo che sì, questo è ciò che vogliamo, che possiamo davvero essere così per molto tempo e riusciamo anche solo per un attimo ad estraniarci dal mondo, per poi tornarci e con un ricordo meraviglioso di questo breve e intenso viaggio conserviamo in viso sorrisi di felicità che dentro noi pulsano forti, probabilmente questo è il sogno che stiamo vivendo. Il nostro sogno. Che va coltivato, con pazienza e molta tenacia.

In bilico, tra sogno e realtàLa vita è un continuo e imprevedibile saliscendi e quando saliamo non vogliamo cadere, perché se così fosse ci sentiremo come se avessimo perso tutto ciò che avevamo conquistato. E poi risalire è difficile. Ti domandi se potrai mai raggiungere una cima. Un’altra. Se ne avrai la voglia o il coraggio di rimetterti in gioco. E alla fine scopri che sì, ce l’avrai comunque. Perché questo continuo salire e scendere è la vita. Non c’è chi vive sempre in cima e non c’è neanche chi vive sempre alla base di quelle cime, simbolo della felicità e unico punto in cui si possono realizzare i nostri sogni.

L’esperienza accumulata, le immagini meravigliose che si sono vissute e i sogni che si sono desiderati sempre ci invoglieranno a raggiungere quella cima. E sulla scorta del passato cerchi di raggiungere tutto, di nuovo, i tuoi sogni, e tieni a mente nei ricordi tutto ciò che di bene hai accumulato, ne fai tesoro e lo ricerchi, perché sono quelle le cose che sai che ti hanno reso felice e che quindi vuoi, e che devi ricercare e ritrovare. E dentro te speri che arrivi il momento in cui raggiungi ancora una cima, ti fermi per un tempo illimitato su quella, magari con qualche capatina in luoghi più bassi, che ci stanno delle discese nella vita, per capire realmente quanto è importante per te quella cima, che tieni sempre nel cuore, perché da quella riesci a vedere i tuoi sogni, lì, quello che vuoi, bello nitido, in uno scenario da favola, circondato dalle stelle e da un mondo che finalmente riesci a vedere sereno, e tuo. Un luogo dove puoi volere tante cose, tutte quelle che vuoi.