
In quel giorno di pioggia, quando zuppo cercavo di salire su quel treno in corsa che stranamente era ancora lì, probabilmente per il classico ritardo, non pensavo che ti avrei incontrata. Salgo senza troppe domande. Chiuse le porte, il fischio a segnalare la partenza e subito preso da un panico iniziale controllo di non aver perso nulla per strada. Portafoglio, cellulare e l’ombrello che la mamma speranzosa di rivederlo mi ha affidato la mattina uscendo di casa. C’è tutto. Me lo porto dietro e l’acqua che scola lascia la scia sul corridoio del treno. Mi siedo al primo posto vuoto. Levo la giacca, appoggio vicino a me la borsa e voltandomi verso il finestrino per osservare il paesaggio andare ti trovo lì.
Biondi capelli mossi che ti cadono sulle spalle. Quegli occhi del colore del cielo, ma non quello di oggi. Sei pensierosa, sulle tue. Chissà che giornataccia pure per te. Noto le cuffie e si sente che ascolti il tuo ipod, visto che attorno a te mi arrivano leggere fino alle orecchie quelle musichette che, sdraiati in quell’estate sol con te raggiunta, riempivano i nostri sfondi rigogliosi di fiori e colline. Sulle note della nostra canzone, che ricordo ancora quando la cantavi urlando evribadi fil uan lov uan art, ti spunta un sorriso, quello che tutte le mattine, quando mi svegliavo prima di te, aspettavo per darti il buongiorno. Assieme ad un bacio sognato per una notte intera. Com’è bello baciarti.
“TRENTO STAZIONE DI TRENTO. AVVISIAMO I GENTILI VIAGGIATORI CHE IL TRENO VIAGGIA CON 8 MINUTI DI RITARDO. TRENITALIA SI SCUSA PER IL DISAGIO”
Fuori piove ancora. Quel sorriso non c’è più. E sparisce anche il tuo riflesso da quel vetro bagnato. Quel riflesso che mi ha accompagnato per tutto il viaggio. Ti rincontro spesso nei giorni di pioggia attraverso i miei pensieri. Ed è in questi momenti, incontrandoti in un giorno di pioggia, che la fantasia vola a ripescar nel passato vecchi momenti felici lasciandomi con un interrogativo: come sarebbe stato incontrati in un giorno di sole? La risposta è già data. Ma ci tenevo a dirti che con te ho vissuto parecchi giorni di sole.
“LAVIS. PROSSIMA FERMATA LAVIS.”
Cammino verso casa con in testa quel riflesso. Sperando di ritrovarlo, reale, in un altro giorno, magari di sole. E ti penso. Evribadi fil uan lov uan art.


Ridere seduto ad un tavolo di un bar. Guardare e ascoltare la persona che ti sta di fronte mentre sussurra alle tue orecchie la sua gioia, entusiasta. Ad anticipare quelle parole che dalle sue labbra sono scandite c’è fisso sul suo volto il segno di una felicità provata, di estasi e di gioia incontrollabile, che prova senza successo a tener ferma dentro lei, tanto che nel narrare le ultime belle vicende sul viso le compare un riso di stupefacente bellezza.
Secondo chi legge