Incontrandoti in un giorno di pioggia

8 11 2010

In quel giorno di pioggia, quando zuppo cercavo di salire su quel treno in corsa che stranamente era ancora lì, probabilmente per il classico ritardo, non pensavo che ti avrei incontrata. Salgo senza troppe domande. Chiuse le porte, il fischio a segnalare la partenza e subito preso da un panico iniziale controllo di non aver perso nulla per strada. Portafoglio, cellulare e l’ombrello che la mamma speranzosa di rivederlo mi ha affidato la mattina uscendo di casa. C’è tutto. Me lo porto dietro e l’acqua che scola lascia la scia sul corridoio del treno. Mi siedo al primo posto vuoto. Levo la giacca, appoggio vicino a me la borsa e voltandomi verso il finestrino per osservare il paesaggio andare ti trovo lì.
Biondi capelli mossi che ti cadono sulle spalle. Quegli occhi del colore del cielo, ma non quello di oggi. Sei pensierosa, sulle tue. Chissà che giornataccia pure per te. Noto le cuffie e si sente che ascolti il tuo ipod, visto che attorno a te mi arrivano leggere fino alle orecchie quelle musichette che, sdraiati in quell’estate sol con te raggiunta, riempivano i nostri sfondi rigogliosi di fiori e colline. Sulle note della nostra canzone, che ricordo ancora quando la cantavi urlando evribadi fil uan lov uan art, ti spunta un sorriso, quello che tutte le mattine, quando mi svegliavo prima di te, aspettavo per darti il buongiorno. Assieme ad un bacio sognato per una notte intera. Com’è bello baciarti.

“TRENTO STAZIONE DI TRENTO. AVVISIAMO I GENTILI VIAGGIATORI CHE IL TRENO VIAGGIA CON 8 MINUTI DI RITARDO. TRENITALIA SI SCUSA PER IL DISAGIO”

Fuori piove ancora. Quel sorriso non c’è più. E sparisce anche il tuo riflesso da quel vetro bagnato. Quel riflesso che mi ha accompagnato per tutto il viaggio. Ti rincontro spesso nei giorni di pioggia attraverso i miei pensieri. Ed è in questi momenti, incontrandoti in un giorno di pioggia, che la fantasia vola a ripescar nel passato vecchi momenti felici lasciandomi con un interrogativo: come sarebbe stato incontrati in un giorno di sole? La risposta è già data. Ma ci tenevo a dirti che con te ho vissuto parecchi giorni di sole.
“LAVIS. PROSSIMA FERMATA LAVIS.”

Cammino verso casa con in testa quel riflesso. Sperando di ritrovarlo, reale, in un altro giorno, magari di sole. E ti penso. Evribadi fil uan lov uan art.





Kraków

20 02 2010

E’ passata più di una settimana, ma ancora sei nei miei pensieri. Ti ho conosciuta per poco, ma sei quella per cui avrei voluto avere più tempo. Un rammarico, un altro. Ti ho cercata alla stazione. Sperando ci fossi anche tu alla nostra partenza. E in effetti c’eri. C’era la bella immagine che ho di te, che pensavo intensamente e che in poco tempo mi è entrata dentro. Kraków, ti saluto.

Ora sono a casa. Son tornato da un po’ assieme a quel tuo viso che non riesco a scordare; quella voce che avrei voluto fissare in una conchiglia per poterla ascoltare ancora, ora; quel corpo di una bellezza che ha saputo stregarmi, ma che ho potuto apprezzare per poco. Una bellezza totale che mi è rimasta impressa. Non riesco mai a capire come facciano a nascere queste cose. Stranezze che ritengo sensazionali, perché a volte, in certi attimi, fanno pulsare il cuore e ti fanno sentire finalmente vivo. E quando arrivano pensi: perché non posso sentire il mio cuore respirare queste emozioni ogni singolo secondo della mia vita?

E’ strano quanto velocemente fiorisca e si formi un sentimento. Lo chiamo così perché lo sento tale. Insomma. Quando il pensiero ti fa sorridere e quando la cerchi nel mondo, l’autrice di quel sentore, sperando che compaia, forse un motivo ci sarà. Quando la voglia di tornare per vederla è un pensiero primario nelle cose da fare, forse un motivo ci potrebbe essere. O forse no. O forse più semplicemente c’è.

E’ nato tutto dai dettagli e, dal caso. Quel ciuffo di capelli a coprire gli occhi e quella vitalità che si poteva percepire da ogni atteggiamento; quel sorriso che non può che entusiasmare; e la bocca? Perfetta. Perfetta per me; il corpo esile casa di un’anima tranquilla quanto gioiosa. Tra una battuta e l’altra non finiresti più di parlare. Tanto ormai ne sei incantato e ammaliato. Staresti ore a raccontare tutto quello che spontaneamente ti viene da dire, scoprendo sempre più quanto siano belli i dettagli che al primo colpo ti hanno trafitto. La osservi ballare ammirandone la bellezza. I suoni e i rumori scompaiono per portare tutta la concentrazione su di lei. Il tuo sguardo si posa su quelle labbra, gli occhi curiosi volano sui suoi e si scambiano forti sguardi. Il tempo si ferma. O almeno vorresti si fermasse.

E’ durato tutto poco. Troppo poco.

Quando decide di andare e salutandoti ti bacia, già non stai più ragionando e vivi di impulsi e d’istinto. Quelli che ti portano a seguirla. A dirle un ultimo ciao. E dentro già speri di rivederla, e ancora covi in te quest’intenzione. Presto tornerò. Ho voglia di visitare ciò che non ho visto di questo magnifico posto. Ancora voglio tornare per parlare con te. Immergermi in quello sguardo e capire che tu sei ancora come quel ricordo che ho portato con me. E’ stato un piacere, conoscerti, anche se per poco. Il tempo di una foto e già è volata via.

Kraków è bellissima, tranquilla e vitale. Quando penso a lei non posso che pensare anche a te. A quel sorriso, a quella gioia nel pensarti. Tu sei la mia Kraków. E spero di poterti rivedere. Un domani. Perché ancora vive dentro di me il tuo ricordo. Perché ho voglia di sentire il mio cuore respirare queste emozioni ogni singolo secondo della mia vita, o almeno ogni volta che le voglio ricordare. A presto, mia bella Kraków. A presto mia cara P.

p.s. un anno fa scrissi Affezioniamoci ai momenti della nostra vita. E credo che anche queste parole si rifacciano a quello che dissi quella volta. E come allora mandai un grazie ad una persona che avevo chiamato P, anche ora il grazie lo mando ad una P. Che strane e intriganti coincidenze che ci regala a volte la vita.





Incontrare un sorriso

20 12 2009

Sono sempre stato innamorato dei sorrisi. Poi, un giorno, li ho persi. [...] Questa però è un’altra storia. Quella di oggi inizia così:

“Sono sempre stato innamorato dei sorrisi. Ieri ho scoperto di averli ritrovati. L’ho incontrato e mi sono incantato a vederlo sbocciare in ogni attimo della serata. Era lì, immobile in partenza e poi via: veloce e improvviso, bellissimo e subito maestoso. Ti stampava la gioia dentro, come poche cose belle che riescono a lasciare il segno. Avete presente quando nei documentari inquadrano un bocciolo di rosa e ne fanno vedere la nascita accelerando il video finché da bocciolo in una frazione di secondo non diventa una bella rosa rossa? Uguale quel sorriso. Ne fui estasiato. Sapete, credo siano le armi di distruzione di massa più efficienti che ci siano. Io per lo meno ci sono ricascato. E’ una malattia che colpisce tutti e si trasmette a vista. Tu lo vedi e immediatamente ne rischi il contagio. E poi, quando sei da solo, se al solo pensiero torni a sorridere, io comincerei a preoccuparmi, la malattia ormai ti è entrata dentro. La speranza? E’ di rimanerci contagiato ancora per tanto tempo da questo genere di malattia. Perché penso sia una delle migliori cose di cui essere malato, ammaliato e innamorato. Il sorriso di una donna o di un uomo che sia. Il sorriso della gente, di un bambino, di una ragazza che si tocca i capelli mentre si perde nei suoi pensieri, il sorriso della vita che ti insegna ad essere felice e che per esserlo ti porta a cercare sempre la motivazione giusta per sorridere. E se guardiamo bene, a volte ce ne sono molte proprio qui, nella nostra di vita, proprio affianco a noi. Perché alla fine ne vale sempre la pena.”

Sono sempre stato innamorato dei sorrisi, e quando lo incontro sulla mia strada non posso che sorridergli e sperare non scompaia dal mio futuro. Perché è una liberazione. Ti crea uno stato d’animo interiore che le persone forse a volte non riescono a capire quanto sia forte. E’ un dono meraviglioso e un regalo sensazionale, sincero e non convertibile in niente che possa essere descritto. Forse un brivido, qualcosa di intimo e personale, qualcosa che percorre la schiena e che stimola a sorridere ed essere felici. Sorridete gente, e innamoratevi dei sorrisi, di quelli altrui e del vostro. Questo è quello che ora mi sento di dire. Se lo perderete, tranquilli, quando meno ve lo aspetterete, comparirà di nuovo e vi saprà stregare.





Seduto ad un bar ho trovato una storia

11 08 2009

Seduto al barRidere seduto ad un tavolo di un bar. Guardare e ascoltare la persona che ti sta di fronte mentre sussurra alle tue orecchie la sua gioia, entusiasta. Ad anticipare quelle parole che dalle sue labbra sono scandite c’è fisso sul suo volto il segno di una felicità provata, di estasi e di gioia incontrollabile, che prova senza successo a tener ferma dentro lei, tanto che nel narrare le ultime belle vicende sul viso le compare un riso di stupefacente bellezza.

E’ il sorriso del sole, con lo sguardo del cielo e le mani del coraggio. Forte, decisa a puntare ciò che sente, immune ora da qualsiasi influenza, che non la fa cedere. Non mostra debolezza. Mostra bellezza. La bellezza di una vita che tale è, con la serenità di un animo che vuole continuare a portare su quel corpo il simbolo più importante di ogni battito che dentro lei si fa sentire, la gioia di un sorriso e di una storia che sta scrivendo.

Vorrei avere anch’io una storia. Una da scrivere. Sapete, una di quelle che si raccontano ai nipotini.

Oggi ce l’ho. Parla di una stella che forte in cielo brilla, adorata ed amata dagli uomini, va pellegrina nello spazio alla ricerca di vero amore. Sincera si concede all’amore. Delusa non lo rifiuta, lo accoglie, perché confida nella bontà ed essa stessa buona è. Alti e bassi corrodono la sua luce, rischia di soffocare e nel buio scomparire. Finché, affievolita, si perde. Non la vedono più gli uomini che la adorano, fuggono i sogni, si spezzano i desideri. La speranza di un ritorno muore. E mentre il tempo passa, in un deserto di pace trovata ritorna. Piano piano lieve, prendendo al cuor di nuovo un uomo, a passi lenti, che nuovo la scopre e la vede nascere. Si innamora della sua bellezza. Della luce che possiede e si appassiona alla sua storia. Nasce di nuovo l’amore. Fiorisce tra cielo e terra. La lontananza non è un problema. Lei osserva attenta l’amore di lui, e lui ogni giorno dorme per poter passare la notte incantato a guardarla. Fermo, nel punto più buio per poterla cogliere in tutto il suo splendore. Non desidera altro e altro non sogna. Parlano tanto, trovano un senso, sono felici nella compagnia uno dell’altro. A volte nella notte su di un lago si specchia lei, mentre lui su di una barchetta si fa cullare nei sogni. Improvvise a volte cadono stelle cadenti. Si concentrano nei momenti in cui meno sono banali, in cui per nulla sono scontate. E’ il regalo di lei a quell’amante irraggiungibile, a quel nuovo presente che è ora e che la butta felice nel futuro, nell’amore vicino, e che prova a toccare allungandosi fino a quella barchetta. Non sappiamo se sarà per sempre, non sappiamo se sarà un amore possibile, ma ora è, meraviglioso nella sua magnificente semplicità.

E nel mentre fantastico ritorno al presente, sul quel tavolo e la fisso. E mentre mi alzo e da quel bar mi allontano, salutandoti continuo a ripensare a questo momento, a questo incontro che mi ha lasciato una storia. Non impossibile, ma vera e reale. Punta in alto, punta le stelle, buttati nel mondo con in mano i tuoi sogni, sfogliali, che loro sanno dove portarti. La tua vita vale e lo si capisce vedendo dalla tua gioia, dalla storia che stai scrivendo, che quella stella un giorno vivrà con un uomo, per sempre e assieme, per sempre a coronare un amore. Guardandoti oggi l’ho rivisto possibile. Guardandoti oggi mi sono sentito meno solo, ora che so che anche per me in cielo c’è una stella ad attendermi, o una con cui parlare, ad un bar, delle gioie possibili di questa vita meravigliosa che aspetta solo di essere raccontata. E che non impedisce mai a nessuno di sognare.