Scorre la matita in un pensiero in lingua originale mentre il sole lo raggiunge e lo bacia. In quel prato attende l’arrivo di una mano che lo noti e lo faccia diventare sogno di un essere umano. Rosso su di un petalo, scottato dalla troppa calura, trova refrigerio in un arietta fresca che lo muove, gli concede qualche secondo di piacevole sollievo da quell’afa, mentre il sorriso gli risplende alla vista di una giovane creatura che lo sfiora e lo ammira. Per mano alla nonna volge il suo sguardo a quel fiore posato in sua bellezza, mentre la gonnellina le si muove e quelle trecce sfatte le si muovono davanti al volto. Lo guarda allegra e divertita, speranzosa di poter raggiunger così unica bellezza nel suo crescere. Il fiore dal canto suo ricambia con un sincero sorriso, muove un petalo e la bacia con un po’ di polline portato dal vento.
Torna a scrivere, torna a studiare. Si sistema i capelli, quel ciuffo, che le cade folto sul volto. Il collo, caldo. Ammaliato non so più che dire. Raccontare di un’immagine così sublime non fa altro che togliere parole alla mente. E più si scrive e più arrivi al punto in cui devi solo fermarti, chiudere quel quaderno e osservare gesti e immagini che mai saprai descrivere, perché dentro ti colpiscono, perché il tuo cuore ti rapiscono. Non rifletti più. La penna esita, il cuore palpita e freme. Anche nella sua presenza c’è il vuoto. Non mancano solo le parole, ma è quella presenza, quel suo sorriso, quella voce che mancano, che ci fanno per alcuni attimi disperare, nell’assenza dell’ossigeno necessario per sopravvivere, che tutto abbiamo concesso a quel fiore, per non farlo sciupare.
E poi ti ritrovi qui, a questo punto. Alzi lo sguardo, stringi le gambe e ti guardi attorno. Nel caldo che è portato dal sole un venticello fresco sembra gelido sulla pelle che tutta si irrigidisce. Il prato in cui ti trovi, solo, è pieno di fiori. Davanti a te quello per cui hai scritto. Attendi volga lo sguardo a te. Urleresti le più belle poesie del mondo solo per attirare la sua attenzione, ma vane sono se ella non ti guarda. Cerchi un sorriso fra le tue tasche. Provi a scriverlo con una matita. Cerchi distrazioni attorno, ma non c’è fiore, attorno, che possa portarti la gioia che quello per cui scrivi ti ha provocato. E in un secondo realizzi che tutte quelle immagini, tutti quei brividi, tutto quello per cui vivi ha un senso. Che altro non esiste. Torni a guardare quel fiore. Lo ammiri e questa volta col quaderno chiuso appoggi la matita a terra nell’attesa che qualcosa, prima o poi, possa fiorire.
Fiorirà
10 04 2011Commenti : Lascia un commento »
Etichette: Fiore, Fremito, P, Prato, Sole, Vento
Categorie : Pensieri, Vita
Incontrandoti in un giorno di pioggia
8 11 2010
In quel giorno di pioggia, quando zuppo cercavo di salire su quel treno in corsa che stranamente era ancora lì, probabilmente per il classico ritardo, non pensavo che ti avrei incontrata. Salgo senza troppe domande. Chiuse le porte, il fischio a segnalare la partenza e subito preso da un panico iniziale controllo di non aver perso nulla per strada. Portafoglio, cellulare e l’ombrello che la mamma speranzosa di rivederlo mi ha affidato la mattina uscendo di casa. C’è tutto. Me lo porto dietro e l’acqua che scola lascia la scia sul corridoio del treno. Mi siedo al primo posto vuoto. Levo la giacca, appoggio vicino a me la borsa e voltandomi verso il finestrino per osservare il paesaggio andare ti trovo lì.
Biondi capelli mossi che ti cadono sulle spalle. Quegli occhi del colore del cielo, ma non quello di oggi. Sei pensierosa, sulle tue. Chissà che giornataccia pure per te. Noto le cuffie e si sente che ascolti il tuo ipod, visto che attorno a te mi arrivano leggere fino alle orecchie quelle musichette che, sdraiati in quell’estate sol con te raggiunta, riempivano i nostri sfondi rigogliosi di fiori e colline. Sulle note della nostra canzone, che ricordo ancora quando la cantavi urlando evribadi fil uan lov uan art, ti spunta un sorriso, quello che tutte le mattine, quando mi svegliavo prima di te, aspettavo per darti il buongiorno. Assieme ad un bacio sognato per una notte intera. Com’è bello baciarti.
“TRENTO STAZIONE DI TRENTO. AVVISIAMO I GENTILI VIAGGIATORI CHE IL TRENO VIAGGIA CON 8 MINUTI DI RITARDO. TRENITALIA SI SCUSA PER IL DISAGIO”
Fuori piove ancora. Quel sorriso non c’è più. E sparisce anche il tuo riflesso da quel vetro bagnato. Quel riflesso che mi ha accompagnato per tutto il viaggio. Ti rincontro spesso nei giorni di pioggia attraverso i miei pensieri. Ed è in questi momenti, incontrandoti in un giorno di pioggia, che la fantasia vola a ripescar nel passato vecchi momenti felici lasciandomi con un interrogativo: come sarebbe stato incontrati in un giorno di sole? La risposta è già data. Ma ci tenevo a dirti che con te ho vissuto parecchi giorni di sole.
“LAVIS. PROSSIMA FERMATA LAVIS.”
Cammino verso casa con in testa quel riflesso. Sperando di ritrovarlo, reale, in un altro giorno, magari di sole. E ti penso. Evribadi fil uan lov uan art.
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Etichette: Canzone, Pioggia, Riflesso, Sole, Sorriso, Viso
Categorie : Pensieri, Racconti
Ridere seduto ad un tavolo di un bar. Guardare e ascoltare la persona che ti sta di fronte mentre sussurra alle tue orecchie la sua gioia, entusiasta. Ad anticipare quelle parole che dalle sue labbra sono scandite c’è fisso sul suo volto il segno di una felicità provata, di estasi e di gioia incontrollabile, che prova senza successo a tener ferma dentro lei, tanto che nel narrare le ultime belle vicende sul viso le compare un riso di stupefacente bellezza.
Secondo chi legge