Regina la vedo di un regno già assoggettato alla sua figura, a lei devoto, dove tutti siamo sudditi. In un mondo dove tutti ormai con un inchino tentano di cogliere il suo sguardo per sentirsi per un sol minuto redenti da una vita che senza lei sa essere troppo asciutta, priva di ciò che ormai è divenuto un valore. Nella folla tutti l’ammirano, tutti in città non fan altro che parlar di lei, con rispetto, mentre le mogli, ai mariti, è l’unica che lascian guardare, sognare. Anch’io che penso a quel che ho visto scrivo di lei, della donna per eccellenza, di quella che tutti ammirano. Formosa in petto e slanciata in altezza, più svestita e ricca di preziosi. Sguardo fisso avanti, nel vuoto, ma che non si dica che vuoto lei stia mirando. Sorrisi, grida di giubilo al suo passaggio e fiori lanciati da una società tutta schiava dell’ideale di questa umiliante bellezza. Tutti ne sono stregati, il pensare comune ormai questo ci offre.
Mi giro un attimo per mirar la gente e la loro miopia, tutti la osservano e lo sguardo mio d’un tratto si ferma e tra la folla un viso nota. Lo colgo nella sua semplicità e nel suo sorriso. Anche lei intenta ad ammirar la regina di passaggio, tanto che ormai non solo il genere maschile segue un’altra morale, ma anche quello femminile ne ricerca somiglianze. La guarda, mentre io guardo lei. Ormai ammaliato da quel viso non sono più attento a quella regale presenza e a quello sfavillante passaggio che proprio ora mi passa in fronte. Continuo a cercar dall’altra parte rispetto a me ciò che ormai m’ha rapito.
Incerto, resto fermo ancora su quel viso, tanto che se sposto lo sguardo in mente mi torna, ormai stampato sulla mia retina. Sorridente fanciulla, timida nel tuo corpo, che brividi porti in un costante viaggio, motivati da un battito che sento or subito presente in me e che riaffiorano sfiorando con l’immaginazione quel tuo bel viso. Fulminato. Semplice fanciulla, creata da una vecchia società che ancora aveva in serbo un minimo di dignità e che nei ricordi serbo in cuore. Ancora esisti.
Estraggo d’istinto il taccuino per gli appunti dal taschino della giacca. Non posso farmi fuggire questa sensazionale verità. Trema la mano quando deve scrivere di quei momenti, di quelle storie narrate che riportano ad altri tempi. La mente si concentra sulle immagini, gli occhi chiusi le osservano attenti e le orecchie ci isolano dai rumori della realtà che ci circonda, ascoltando solo le melodie provenienti da quella celestiale visione. Fremiti. E quando tutto è pronto la mano comincia a muoversi su quel bianco foglio, delicata che sembra danzare, sinuosa che pare una donna ballerina. La musica è di un violino, anzi meglio, d’un flauto. Chiaro e deciso orna le parole per creare la testimonianza di quegli attimi vissuti col cuore. Cuore. Una strana idea in questo mondo reale. Perché col cuore non ci hanno mai insegnato a vivere, ma solo a programmar con cervello ogni singola mossa. E’ strana ora la sensazione di lavorare con questo nuovo muscolo, non abituato a pompare, oltre che il sangue, dei sentimenti. Disinibito da questo mal costume generale è la gioia che sento rifiorire.
Ti ricordo, perché nel cuore mi sei entrata. E quel passaggio di quella regina nulla ha potuto se non distrarmi da ciò che realmente cercavo. Amore e sentimenti, non derivano dal comune apprezzamento, ma sono dettati dal più intimo e privato urlo interiore dell’anima, un grido personale che altro non può che farci sentire vivi e oltremodo vogliosi di urlare quei sentori. Ce li fa cercare e inseguire e mai potrà fermarci da questo voler trovare amore. Una società fatta di troppe distrazioni ci fa perdere la retta via e la semplicità dei rapporti. Fiumi di parole ornano ancora adesso una situazione così nuova. E ora qual’è il prossimo passo? Il cuore mi guida, mi spinge a farlo. Verso di lei, dimenticando la fiction che vive questo mondo, seguendo il cuore. Insistere su questa strada? E’ sbagliato seguire il cuore o rinunciare a un amore per stare in una società che senza quello mi vuole? E cercando risposte continuo a pensarti, fotografata nel mio cuore, non posso lasciarti.
Ridere seduto ad un tavolo di un bar. Guardare e ascoltare la persona che ti sta di fronte mentre sussurra alle tue orecchie la sua gioia, entusiasta. Ad anticipare quelle parole che dalle sue labbra sono scandite c’è fisso sul suo volto il segno di una felicità provata, di estasi e di gioia incontrollabile, che prova senza successo a tener ferma dentro lei, tanto che nel narrare le ultime belle vicende sul viso le compare un riso di stupefacente bellezza.
Secondo chi legge