Sono sempre stato innamorato dei sorrisi. Poi, un giorno, li ho persi. [...] Questa però è un’altra storia. Quella di oggi inizia così:

“Sono sempre stato innamorato dei sorrisi. Ieri ho scoperto di averli ritrovati. L’ho incontrato e mi sono incantato a vederlo sbocciare in ogni attimo della serata. Era lì, immobile in partenza e poi via: veloce e improvviso, bellissimo e subito maestoso. Ti stampava la gioia dentro, come poche cose belle che riescono a lasciare il segno. Avete presente quando nei documentari inquadrano un bocciolo di rosa e ne fanno vedere la nascita accelerando il video finché da bocciolo in una frazione di secondo non diventa una bella rosa rossa? Uguale quel sorriso. Ne fui estasiato. Sapete, credo siano le armi di distruzione di massa più efficienti che ci siano. Io per lo meno ci sono ricascato. E’ una malattia che colpisce tutti e si trasmette a vista. Tu lo vedi e immediatamente ne rischi il contagio. E poi, quando sei da solo, se al solo pensiero torni a sorridere, io comincerei a preoccuparmi, la malattia ormai ti è entrata dentro. La speranza? E’ di rimanerci contagiato ancora per tanto tempo da questo genere di malattia. Perché penso sia una delle migliori cose di cui essere malato, ammaliato e innamorato. Il sorriso di una donna o di un uomo che sia. Il sorriso della gente, di un bambino, di una ragazza che si tocca i capelli mentre si perde nei suoi pensieri, il sorriso della vita che ti insegna ad essere felice e che per esserlo ti porta a cercare sempre la motivazione giusta per sorridere. E se guardiamo bene, a volte ce ne sono molte proprio qui, nella nostra di vita, proprio affianco a noi. Perché alla fine ne vale sempre la pena.”
Sono sempre stato innamorato dei sorrisi, e quando lo incontro sulla mia strada non posso che sorridergli e sperare non scompaia dal mio futuro. Perché è una liberazione. Ti crea uno stato d’animo interiore che le persone forse a volte non riescono a capire quanto sia forte. E’ un dono meraviglioso e un regalo sensazionale, sincero e non convertibile in niente che possa essere descritto. Forse un brivido, qualcosa di intimo e personale, qualcosa che percorre la schiena e che stimola a sorridere ed essere felici. Sorridete gente, e innamoratevi dei sorrisi, di quelli altrui e del vostro. Questo è quello che ora mi sento di dire. Se lo perderete, tranquilli, quando meno ve lo aspetterete, comparirà di nuovo e vi saprà stregare.
Sbatto la porta e non riesco ad uscire. Entra a folate il vento tagliente. Mi sorprende. Accarezza tagliando il mio corpo che esanime agli occhi distratti dei più si abbandona. Lo segue un vaso che distrattamente a pezzi sul suolo si infrange. Da questo ne esce una rosa che bianca alla sua fioritura appariva, radiosa al mondo. Strappata alla linfa vitale a cui era attaccata fu posta in bella mostra per far apparir bello ciò che ormai s’era perso in quella casa. Ma nel cadere verso il vuoto, quell’arbusto di nulla tinto, terminò accidentalmente la sua corsa nella macchia di sangue che in poco tempo si era creata nei pressi del corpo. In quella pozza stava ferma, portando con se la sua purezza, che ahimè, ora cessava di esistere.
Sei qui nei miei ricordi, dei pensieri passati e ancor presenti. Accompagni i miei giorni. Sei qui appesa nella mia vita, mentre ascolto la tua musica e ritrovo il tuo profumo, che vola, nell’aria. Apro la finestra. Vola via nell’azzurro etere. Tra le stelle trova i sogni tuoi, coccola le tue voglie e i tuoi pensieri rendi finalmente tuoi, chiari al sole, limpidi nell’acqua salata in un’isola sperduta vicina a noi. Riprendi la coscienza di essere quell’opera, per cui la gente si perde via, ti osserva allibita, esterrefatta quasi e sicuramente commossa nel vederti andare. Le stesse sensazioni che in me accompagnarono la prima voglia, immediata e impulsiva, di toccare codesta meravigliosa visione di futuri radiosi e sogni ambiti. Te. Or viaggia lontana e ritrova i tuoi lidi, studia il mondo che vicino ti sta. Stupiscilo. Ammalialo. Ambisci ad amare ciò che sei e ciò che vorrai avere.
Secondo chi legge