Mi butto sotto una doccia che scarica veloce acqua calda su un corpo freddo. Brividi scorrono lungo la schiena mentre i piedi iniziano a bruciare, come impossibilitati a stare su questa terra, come se volessero convincere ad elevarsi e fuggire verso altri mari, a guardare altri cieli e a solcare altri deserti, che come pagine bianche stanno lì, disponibili alla fantasia di qualunque uomo. Regione di miraggi e sogni vani, ma che possono diventare concreti appena una penna li incide sui granelli di sabbia. A fissare convinzioni e convincimenti che solo speriamo non vengano cancellati da un forte vento in grado di scombinarli tutti.
Perché quando arriva spazza tutto e ci abbandona in un turbinio di pensieri, quelli stessi che si sono cercati di scrivere, che si pensava di aver fatto propri, ma che a volte gli eventi ci buttano addosso costringendoci a ripensarli e a mettere tutto in dubbio. E allora si deve ricominciare a scrivere la propria storia.
Mi butto sotto una doccia. Ancora freddo è il corpo. Batte il cuore scrostando a fatica una cortina di ghiaccio attorno a cui un pò di calore cerca di fare breccia, per liberare un sentimento che c’è, che è chiuso all’interno di quel cuore che ora si sta difendendo, per non far entrare luce e per non farne uscire. Attendendo che la tempesta si plachi e che un’altra dipendenza rapisca quel corpo e quell’anima.
Guardo l’acqua scorrere sul mio corpo in questa fredda doccia. Scendono ancora le gocce. Veloci. E continuano a farlo. Mentre vagano i pensieri.
Secondo chi legge