La prendo per mano e la sfioro in un sogno. Trovo il sentiero nel fitto bosco. Alla luce di un raggio di sole risplende coperto un lenzuolo d’amore. Steso al lume potente cerca calore. Profumato e intriso di cruda passione, profonda, vera e amata ossessione di corpi uniti in un vincolo stretti, dal cuore si proiettano immagini di sogni infiniti. Le parole ne descrivono i ricordi immancabili di una storia che è nata e che con grinta richiama a se quei tratti sinuosi di un modello perfetto, un sogno fanciullo, di equilibrio nascosto nel buio del cielo, imparato da modelli che nella vita ti accompagnano, mentre solo le stelle ti fan sentire meno solo.
Delirio o pazzia. In un lampo improvviso tutto viene squarciato. Restano i segni, indelebili, le tracce su quel sentiero, che ancor umido per il passaggio, fresche le conserva. Di qua siam passati come conigli spaventati e orsi affamati, gufi attenti in una fredda notte alla ricerca di prede, di miti e di eroi, di parole da seguire, da scriver su carta, da conservare.
Fermo tra il grano folto tutto in piazza, mentre sotto la pioggia si allontanano, torno dai pensieri in una diretta, stringo il microfono delle opportunità e grido il mio sfogo. Sfogo. Sfornando parole inconsuete di uso quotidiano mentre aspetto il tempo della vera diretta. “40″ e quattro dita. Le guardo e penso. Troppo, che sono già diventate tre. Mi scosto. Appoggio il mio sguardo su una scaletta scritta su una lavagnetta che non c’è e fuori dalla finestra ricerco l’evasione. La libertà. La finestra. C’è sempre. “20″. Passa il tempo, veloce. Si scioglie il freddo che hai nell’animo e che copre le resistenze con cui è assemblato il nostro essere, gocce di sudore in un caldo torrido gareggiano sul mio viso delineando traiettorie impossibili da calcolare a priori. Penso a quel rubinetto. Scende veloce l’acqua fredda, che sotto a quella vorrei or trovarmi, ad intervistar le gocce e chieder loro cosa stanno provando nel precipitare nel vuoto, mentre troverei refrigerio da tutto, comprendendo il loro stato. Alzo lo sguardo. Mi rifletto nello specchio e sogno un giorno di invertire quella discesa, fermarmi, girare quel rubinetto e andare verso l’alto, l’acqua ed io, assieme. Indice alzato, ultimo segnale. Fremo alla partenza aspettando che anche l’ultimo semaforo si spenga mentre anche i respiri si placano, nessuno respira, in un’attesa meravigliosa quanto paurosa che sembra infinita.
Ora l’indice scende verso me. Tempo scaduto. Pronto a buttarmi. Via i pensieri. On air.

Sei qui nei miei ricordi, dei pensieri passati e ancor presenti. Accompagni i miei giorni. Sei qui appesa nella mia vita, mentre ascolto la tua musica e ritrovo il tuo profumo, che vola, nell’aria. Apro la finestra. Vola via nell’azzurro etere. Tra le stelle trova i sogni tuoi, coccola le tue voglie e i tuoi pensieri rendi finalmente tuoi, chiari al sole, limpidi nell’acqua salata in un’isola sperduta vicina a noi. Riprendi la coscienza di essere quell’opera, per cui la gente si perde via, ti osserva allibita, esterrefatta quasi e sicuramente commossa nel vederti andare. Le stesse sensazioni che in me accompagnarono la prima voglia, immediata e impulsiva, di toccare codesta meravigliosa visione di futuri radiosi e sogni ambiti. Te. Or viaggia lontana e ritrova i tuoi lidi, studia il mondo che vicino ti sta. Stupiscilo. Ammalialo. Ambisci ad amare ciò che sei e ciò che vorrai avere.
Entra dalla finestra aperta sul giardino il fischiettio degli uccellini e una brezza fresca muove le tende che animate si agitano nella stanza, leggiadre. Nel mentre io sto, fermo immobile, a pensare, sognante. E in questi mi trovo io che allungo la mano sul tuo viso e bacio i nostri sogni riflessi nei tuoi occhi. Quel viso. Patria di un caro sentore che quel toccarti provoca in me. Lo sento e nulla è mai stato così forte. E capisco che dentro ho qualcosa.
Secondo chi legge