Kraków

20 02 2010

E’ passata più di una settimana, ma ancora sei nei miei pensieri. Ti ho conosciuta per poco, ma sei quella per cui avrei voluto avere più tempo. Un rammarico, un altro. Ti ho cercata alla stazione. Sperando ci fossi anche tu alla nostra partenza. E in effetti c’eri. C’era la bella immagine che ho di te, che pensavo intensamente e che in poco tempo mi è entrata dentro. Kraków, ti saluto.

Ora sono a casa. Son tornato da un po’ assieme a quel tuo viso che non riesco a scordare; quella voce che avrei voluto fissare in una conchiglia per poterla ascoltare ancora, ora; quel corpo di una bellezza che ha saputo stregarmi, ma che ho potuto apprezzare per poco. Una bellezza totale che mi è rimasta impressa. Non riesco mai a capire come facciano a nascere queste cose. Stranezze che ritengo sensazionali, perché a volte, in certi attimi, fanno pulsare il cuore e ti fanno sentire finalmente vivo. E quando arrivano pensi: perché non posso sentire il mio cuore respirare queste emozioni ogni singolo secondo della mia vita?

E’ strano quanto velocemente fiorisca e si formi un sentimento. Lo chiamo così perché lo sento tale. Insomma. Quando il pensiero ti fa sorridere e quando la cerchi nel mondo, l’autrice di quel sentore, sperando che compaia, forse un motivo ci sarà. Quando la voglia di tornare per vederla è un pensiero primario nelle cose da fare, forse un motivo ci potrebbe essere. O forse no. O forse più semplicemente c’è.

E’ nato tutto dai dettagli e, dal caso. Quel ciuffo di capelli a coprire gli occhi e quella vitalità che si poteva percepire da ogni atteggiamento; quel sorriso che non può che entusiasmare; e la bocca? Perfetta. Perfetta per me; il corpo esile casa di un’anima tranquilla quanto gioiosa. Tra una battuta e l’altra non finiresti più di parlare. Tanto ormai ne sei incantato e ammaliato. Staresti ore a raccontare tutto quello che spontaneamente ti viene da dire, scoprendo sempre più quanto siano belli i dettagli che al primo colpo ti hanno trafitto. La osservi ballare ammirandone la bellezza. I suoni e i rumori scompaiono per portare tutta la concentrazione su di lei. Il tuo sguardo si posa su quelle labbra, gli occhi curiosi volano sui suoi e si scambiano forti sguardi. Il tempo si ferma. O almeno vorresti si fermasse.

E’ durato tutto poco. Troppo poco.

Quando decide di andare e salutandoti ti bacia, già non stai più ragionando e vivi di impulsi e d’istinto. Quelli che ti portano a seguirla. A dirle un ultimo ciao. E dentro già speri di rivederla, e ancora covi in te quest’intenzione. Presto tornerò. Ho voglia di visitare ciò che non ho visto di questo magnifico posto. Ancora voglio tornare per parlare con te. Immergermi in quello sguardo e capire che tu sei ancora come quel ricordo che ho portato con me. E’ stato un piacere, conoscerti, anche se per poco. Il tempo di una foto e già è volata via.

Kraków è bellissima, tranquilla e vitale. Quando penso a lei non posso che pensare anche a te. A quel sorriso, a quella gioia nel pensarti. Tu sei la mia Kraków. E spero di poterti rivedere. Un domani. Perché ancora vive dentro di me il tuo ricordo. Perché ho voglia di sentire il mio cuore respirare queste emozioni ogni singolo secondo della mia vita, o almeno ogni volta che le voglio ricordare. A presto, mia bella Kraków. A presto mia cara P.

p.s. un anno fa scrissi Affezioniamoci ai momenti della nostra vita. E credo che anche queste parole si rifacciano a quello che dissi quella volta. E come allora mandai un grazie ad una persona che avevo chiamato P, anche ora il grazie lo mando ad una P. Che strane e intriganti coincidenze che ci regala a volte la vita.





Stazioni della vita

14 07 2009

Si arrampica la capacità dell’uomo di udire la libertà d’animo, nei sentimenti, sullo specchio ripido della realtà. Attimi fuggenti che scivolano via come l’acqua su un finestrino di un treno in corsa che viaggia verso mete certe, dal passato al futuro, fermandosi solo nelle stazioni del presente. Il presente di ognuno di noi.

Stazione

Alla fermata succede che si è irrimediabilmente soli e in questa desolante situazione l’uomo si trova e davanti gli si parano diverse le soluzioni. Può passare gli anni albergando come un viandante senza meta in quella stazione e nella città che la ospita, sdraiandosi e aumentando la depressione nel vedere le persone di passaggio, tutte proiettate verso futuri che li chiamano a darsi da fare, mentre lui, quel viandante senza meta, impotente sta a guardarli. Come dei vegetali, ornamenti incolti di una stazione che non è la loro casa, si ritrovano in una terribile situazione di stanby in cui la loro mente sembra trovare le condizioni giuste per non fare tutto ciò che dovrebbe fare nella normalità, e in questa sorta di paralisi della vita si estraniano impedendo ai pensieri di toccarli, allontanando così la possibilità di reagire a questa sofferenza.

Poi c’è chi da questa situazione o prima di finirci decide di rimettersi in viaggio. Subito. Scelgono un altro treno e decidono di partire verso un futuro che vogliono vivere e che vogliono fare loro. A volte trovano motivazioni che li fanno scegliere, come un biglietto gratuito in terra che li fa andare verso una destinazione dettata da quel pezzo di carta, oppure sentono una voce ai megafoni che sono soliti sbandierare pubblicità di prodotti firmati e che inseriscono nelle frasi di promozioni il nome di qualche località effettivamente esistente e verso quella decidono di spingersi. E così per destino o per scelta si muovono.

Au revoirNelle diverse stazioni che faremo durante la vita ci capiterà sempre di essere tutti questi personaggi che incontriamo e tanto invidiamo. Poi i più fortunati si ritroveranno a coprire solo una parte e i meno baciati dalla dea bendata si ritroveranno a fare i viandanti dispersi per una vita intera. E poi una via di mezzo, chi scende e sale sperando che sia l’ultima discesa che dovranno affrontare. L’importante è non stare fermi, perché non c’è niente di peggio che passare la vita a guardare i treni che passano mentre gli altri si proiettano verso un futuro che noi forse non vediamo. Buttiamoci, tentiamo. Chissà che stazioni, che sorprese e che incontri che ci attendono nel nostro futuro. Troviamo immediatamente la voglia di partire e guidati da un futuro che può solo essere migliore andiamo, con il nostro bagaglio di esperienze e di ricordi in spalla, portando con noi le foto meravigliose di momenti che mai scorderemo e che sempre vorremo ricercare, tutte, in un’unica persona che ce le voglia far rivivere. Quello che abbiamo amato non sparisce, perché ha un valore infinito ed è ciò che ha plasmato il nostro desiderio, che culliamo nel nostro cuore, tutto creato da noi, da un noi che ci sta ancora aspettando.

L’amore provato o forse solo sfiorato, i sentimenti e le gioie che ci hanno fatto sognare, volare, sempre quelle inseguiremo, perché sappiamo bene che ci fanno vivere, che ci fanno essere noi stessi, stazione dopo stazione. Au revoir.





In cima alla vita, a vedere le stelle e i nostri sogni

5 07 2009

Osservando i sogniLa vita non è poi tanto difficile. E’ fluida, limpida, semplice e lineare. Impegnativa al massimo. Si crea e si sviluppa in base alle nostre volontà o in base a ciò che ci sentiamo di fare. Non è mai troppo complicata o se diventa difficile è sempre possibile trovare il modo di sistemarla al meglio, di risolvere ogni avversità. Ci porta a riflettere. Ci porta talvolta a scegliere, ma come in tutte le scelte, quando non si sa la risposta, si tenta, cercando di darla in base a ciò che noi più vogliamo, o sentiamo di volere.

La coccoliamo la vita. La portiamo avanti e la vogliamo far diventare sempre migliore. La vogliamo vivere al massimo, rincorrendo i nostri sogni e cercando di realizzarli. E si realizzano, perché quando siamo felici, sorridenti e sentiamo che sì, questo è ciò che vogliamo, che possiamo davvero essere così per molto tempo e riusciamo anche solo per un attimo ad estraniarci dal mondo, per poi tornarci e con un ricordo meraviglioso di questo breve e intenso viaggio conserviamo in viso sorrisi di felicità che dentro noi pulsano forti, probabilmente questo è il sogno che stiamo vivendo. Il nostro sogno. Che va coltivato, con pazienza e molta tenacia.

In bilico, tra sogno e realtàLa vita è un continuo e imprevedibile saliscendi e quando saliamo non vogliamo cadere, perché se così fosse ci sentiremo come se avessimo perso tutto ciò che avevamo conquistato. E poi risalire è difficile. Ti domandi se potrai mai raggiungere una cima. Un’altra. Se ne avrai la voglia o il coraggio di rimetterti in gioco. E alla fine scopri che sì, ce l’avrai comunque. Perché questo continuo salire e scendere è la vita. Non c’è chi vive sempre in cima e non c’è neanche chi vive sempre alla base di quelle cime, simbolo della felicità e unico punto in cui si possono realizzare i nostri sogni.

L’esperienza accumulata, le immagini meravigliose che si sono vissute e i sogni che si sono desiderati sempre ci invoglieranno a raggiungere quella cima. E sulla scorta del passato cerchi di raggiungere tutto, di nuovo, i tuoi sogni, e tieni a mente nei ricordi tutto ciò che di bene hai accumulato, ne fai tesoro e lo ricerchi, perché sono quelle le cose che sai che ti hanno reso felice e che quindi vuoi, e che devi ricercare e ritrovare. E dentro te speri che arrivi il momento in cui raggiungi ancora una cima, ti fermi per un tempo illimitato su quella, magari con qualche capatina in luoghi più bassi, che ci stanno delle discese nella vita, per capire realmente quanto è importante per te quella cima, che tieni sempre nel cuore, perché da quella riesci a vedere i tuoi sogni, lì, quello che vuoi, bello nitido, in uno scenario da favola, circondato dalle stelle e da un mondo che finalmente riesci a vedere sereno, e tuo. Un luogo dove puoi volere tante cose, tutte quelle che vuoi.





Le affido al vento, per farle fiorire in te

16 06 2009

Il vento tra i tuoi capelli

E ora resta la scrittura che mi prende e mi porta lontano. Nata in anni da tempo passati accompagna le mie giornate, rendendole ricche e di riflessioni piene. Con quella penna stretta tra le mani delineo lettere che forman parole, sul bianco nulla e a formar frasi vanno. Le prendo dal cuor mio, le riporto dalle stelle, di sogni parlan sempre, di momenti dolci aspettan la venuta ricordando passati che sol così riesco di nuovo a sfiorare.

Mi perdo distratto in lei. Nelle parole e nell’infinita possibilità di creare immagini. Coloro con un pò di ottimismo questi momenti che incido su carta, mentre sorseggio un caffè dolce al palato e cerco di spingere avanti le lancette dell’orologio. Or che mi fermo a mirare questa mirabil opera annuso il suo splendore, il suo stare in me raccolta, protetta nel mio palmo e il suo poter non esser più. La appendo al muro, ne studio i tratti, sinuosi e perfetti, mirabile a parer mio, a parer dell’occhio mio. Impossibile da non seguire, da non fissare, da non tenere fissa in me, nel mio orizzonte, che quando m’allontano ancora cade su di lei il mio sguardo pieno, di lei. Artista che pennellai quella tua creazione, questo tuo essere meravigliosa, per renderti tale, visibile al mondo, unico grande sgomento della vita mia, ora ti ho, in me.

FinestraSei qui nei miei ricordi, dei pensieri passati e ancor presenti. Accompagni i miei giorni. Sei qui appesa nella mia vita, mentre ascolto la tua musica e ritrovo il tuo profumo, che vola, nell’aria. Apro la finestra. Vola via nell’azzurro etere. Tra le stelle trova i sogni tuoi, coccola le tue voglie e i tuoi pensieri rendi finalmente tuoi, chiari al sole, limpidi nell’acqua salata in un’isola sperduta vicina a noi. Riprendi la coscienza di essere quell’opera, per cui la gente si perde via, ti osserva allibita, esterrefatta quasi e sicuramente commossa nel vederti andare. Le stesse sensazioni che in me accompagnarono la prima voglia, immediata e impulsiva, di toccare codesta meravigliosa visione di futuri radiosi e sogni ambiti. Te. Or viaggia lontana e ritrova i tuoi lidi, studia il mondo che vicino ti sta. Stupiscilo. Ammalialo. Ambisci ad amare ciò che sei e ciò che vorrai avere.

Dopo il tuo volo anche queste parole butto dalla finestra, le affido al vento, con tutte quelle scritte che ancora ho in un cassetto, or libere, libere di volare nel mondo e a pezzi come un mosaico, di lettere e parole, ora possono seminare il mio amore nella terra. E chissà che quando pioverà, da questi semi di una speranza futura non nascano germogli forti, più saldi. E che al ritorno, tuo, quando potrò carpire ancora quello sguardo, vederne il sorriso, come qualcuno da tempo aveva predetto, ti mostrerò che sono fioriti, ora, domani, i miei sogni, le nostre rose che tengo in me, per noi.





Di te ho bisogno

2 06 2009

Ho bisogno di teMi sdraio. Fermo mentre il mondo con la sua realtà mi sfreccia davanti, in un turbinio scomposto di azioni, tanto che non riesco a star attento ad ogni singolo istante. Allora chiudo gli occhi. Assaporo i miei sogni e in un attimo mi ritrovo vivo in loro.

Al centro tu. Il tuo respiro e il tuo cuore che battono su di me. Estraniato dal mondo reale ti vivo. Non so cosa dire. E mai saprò se quello che dico è giusto o sbagliato, sensato o patetico. Il fatto è che sono un uomo ed è dura riuscire a descrivere le emozioni che ogni giorno mi fai provare.

Apro gli occhi.

Torno nel mondo reale e scopro forte che di te ho bisogno. Sì, di te ho bisogno.