Incontrare un sorriso

20 12 2009

Sono sempre stato innamorato dei sorrisi. Poi, un giorno, li ho persi. [...] Questa però è un’altra storia. Quella di oggi inizia così:

“Sono sempre stato innamorato dei sorrisi. Ieri ho scoperto di averli ritrovati. L’ho incontrato e mi sono incantato a vederlo sbocciare in ogni attimo della serata. Era lì, immobile in partenza e poi via: veloce e improvviso, bellissimo e subito maestoso. Ti stampava la gioia dentro, come poche cose belle che riescono a lasciare il segno. Avete presente quando nei documentari inquadrano un bocciolo di rosa e ne fanno vedere la nascita accelerando il video finché da bocciolo in una frazione di secondo non diventa una bella rosa rossa? Uguale quel sorriso. Ne fui estasiato. Sapete, credo siano le armi di distruzione di massa più efficienti che ci siano. Io per lo meno ci sono ricascato. E’ una malattia che colpisce tutti e si trasmette a vista. Tu lo vedi e immediatamente ne rischi il contagio. E poi, quando sei da solo, se al solo pensiero torni a sorridere, io comincerei a preoccuparmi, la malattia ormai ti è entrata dentro. La speranza? E’ di rimanerci contagiato ancora per tanto tempo da questo genere di malattia. Perché penso sia una delle migliori cose di cui essere malato, ammaliato e innamorato. Il sorriso di una donna o di un uomo che sia. Il sorriso della gente, di un bambino, di una ragazza che si tocca i capelli mentre si perde nei suoi pensieri, il sorriso della vita che ti insegna ad essere felice e che per esserlo ti porta a cercare sempre la motivazione giusta per sorridere. E se guardiamo bene, a volte ce ne sono molte proprio qui, nella nostra di vita, proprio affianco a noi. Perché alla fine ne vale sempre la pena.”

Sono sempre stato innamorato dei sorrisi, e quando lo incontro sulla mia strada non posso che sorridergli e sperare non scompaia dal mio futuro. Perché è una liberazione. Ti crea uno stato d’animo interiore che le persone forse a volte non riescono a capire quanto sia forte. E’ un dono meraviglioso e un regalo sensazionale, sincero e non convertibile in niente che possa essere descritto. Forse un brivido, qualcosa di intimo e personale, qualcosa che percorre la schiena e che stimola a sorridere ed essere felici. Sorridete gente, e innamoratevi dei sorrisi, di quelli altrui e del vostro. Questo è quello che ora mi sento di dire. Se lo perderete, tranquilli, quando meno ve lo aspetterete, comparirà di nuovo e vi saprà stregare.





Ancor mi segue quel pensiero

4 09 2009

Guardandoti ti ritrovo. Riscopro tenere pulsioni e fermenti di un amore che ho conosciuto grazie a te, la prima a violar e concedermi il privilegio di farmi provare l’emozione più forte che io abbia mai provato in tutta la mia vita, e che, ne è testimone questo scritto, ancora sento in me.

Ogni parola e ogni canzone risulta insensata. Nulla da dedicarti, ma solo da rivolgerti un ricordo, un’immagine, una speranza. Quella di vivere un domani quella felicità che io ho vissuto con te. Quella del singolo momento. Del buongiorno alla mattina, della colazione e delle giornate assieme. Quella della buonanotte e quella di un bacio passionale. Quella dell’amore. Quella di noi. Un noi. E ogni tentativo di descrivere ciò che succede dentro me è una missione impossibile. Non ha senso tutto questo, non sembra possa averlo, ma ce l’ha perché succede ed esiste.

Ovunque tu sia, abbracciata con qualcuno, in pensieri lontani anni luce dai miei, ti vedo con un sorriso dipinto in viso, il migliore che io abbia mai visto e che solo a scrivere queste parole ancora mi fa vibrar le mani. Un brivido a percorrermi tutto. Il pensiero di toccarti, di abbracciarti e baciarti. Di ascoltarti e sentire il tuo odore inebriarmi fino a farmi crollare, tuo diventare, in una passione che è passione. Lo sogno ancora. Pulsa, freme, trema, mai ferma, mai lontana e mai scomparsa. Dove sei? Or che ho bisogno di te e che mi sembra di aver perso tutto, una vita insensata, mentre in un giardino mi siedo, guardo le stelle e sorseggio il mio pensiero fisso. Mi sento esplodere e la speranza ormai è solo che il botto sia uno dei migliori, per lasciar un ricordo che a volte si ha paura di non lasciare, anche a detta di altri.

Spengo la luce. Mi avvio verso un letto. Freddo mi sdraio e ancor mi ha seguito quel pensiero. Che nell’eterna malinconia ancor riesce a scaldarmi il cuor. Auguri. Mai fatti, mai dedicati, ad una persona che tutt’oggi scopro esser stata per me amore vero e unico cambiamento meraviglioso della vita mia. Grazie.





Seduto ad un bar ho trovato una storia

11 08 2009

Seduto al barRidere seduto ad un tavolo di un bar. Guardare e ascoltare la persona che ti sta di fronte mentre sussurra alle tue orecchie la sua gioia, entusiasta. Ad anticipare quelle parole che dalle sue labbra sono scandite c’è fisso sul suo volto il segno di una felicità provata, di estasi e di gioia incontrollabile, che prova senza successo a tener ferma dentro lei, tanto che nel narrare le ultime belle vicende sul viso le compare un riso di stupefacente bellezza.

E’ il sorriso del sole, con lo sguardo del cielo e le mani del coraggio. Forte, decisa a puntare ciò che sente, immune ora da qualsiasi influenza, che non la fa cedere. Non mostra debolezza. Mostra bellezza. La bellezza di una vita che tale è, con la serenità di un animo che vuole continuare a portare su quel corpo il simbolo più importante di ogni battito che dentro lei si fa sentire, la gioia di un sorriso e di una storia che sta scrivendo.

Vorrei avere anch’io una storia. Una da scrivere. Sapete, una di quelle che si raccontano ai nipotini.

Oggi ce l’ho. Parla di una stella che forte in cielo brilla, adorata ed amata dagli uomini, va pellegrina nello spazio alla ricerca di vero amore. Sincera si concede all’amore. Delusa non lo rifiuta, lo accoglie, perché confida nella bontà ed essa stessa buona è. Alti e bassi corrodono la sua luce, rischia di soffocare e nel buio scomparire. Finché, affievolita, si perde. Non la vedono più gli uomini che la adorano, fuggono i sogni, si spezzano i desideri. La speranza di un ritorno muore. E mentre il tempo passa, in un deserto di pace trovata ritorna. Piano piano lieve, prendendo al cuor di nuovo un uomo, a passi lenti, che nuovo la scopre e la vede nascere. Si innamora della sua bellezza. Della luce che possiede e si appassiona alla sua storia. Nasce di nuovo l’amore. Fiorisce tra cielo e terra. La lontananza non è un problema. Lei osserva attenta l’amore di lui, e lui ogni giorno dorme per poter passare la notte incantato a guardarla. Fermo, nel punto più buio per poterla cogliere in tutto il suo splendore. Non desidera altro e altro non sogna. Parlano tanto, trovano un senso, sono felici nella compagnia uno dell’altro. A volte nella notte su di un lago si specchia lei, mentre lui su di una barchetta si fa cullare nei sogni. Improvvise a volte cadono stelle cadenti. Si concentrano nei momenti in cui meno sono banali, in cui per nulla sono scontate. E’ il regalo di lei a quell’amante irraggiungibile, a quel nuovo presente che è ora e che la butta felice nel futuro, nell’amore vicino, e che prova a toccare allungandosi fino a quella barchetta. Non sappiamo se sarà per sempre, non sappiamo se sarà un amore possibile, ma ora è, meraviglioso nella sua magnificente semplicità.

E nel mentre fantastico ritorno al presente, sul quel tavolo e la fisso. E mentre mi alzo e da quel bar mi allontano, salutandoti continuo a ripensare a questo momento, a questo incontro che mi ha lasciato una storia. Non impossibile, ma vera e reale. Punta in alto, punta le stelle, buttati nel mondo con in mano i tuoi sogni, sfogliali, che loro sanno dove portarti. La tua vita vale e lo si capisce vedendo dalla tua gioia, dalla storia che stai scrivendo, che quella stella un giorno vivrà con un uomo, per sempre e assieme, per sempre a coronare un amore. Guardandoti oggi l’ho rivisto possibile. Guardandoti oggi mi sono sentito meno solo, ora che so che anche per me in cielo c’è una stella ad attendermi, o una con cui parlare, ad un bar, delle gioie possibili di questa vita meravigliosa che aspetta solo di essere raccontata. E che non impedisce mai a nessuno di sognare.





Simbolo di un amore vivo

24 07 2009

Rosa BiancaSbatto la porta e non riesco ad uscire. Entra a folate il vento tagliente. Mi sorprende. Accarezza tagliando il mio corpo che esanime agli occhi distratti dei più si abbandona. Lo segue un vaso che distrattamente a pezzi sul suolo si infrange. Da questo ne esce una rosa che bianca alla sua fioritura appariva, radiosa al mondo. Strappata alla linfa vitale a cui era attaccata fu posta in bella mostra per far apparir bello ciò che ormai s’era perso in quella casa. Ma nel cadere verso il vuoto, quell’arbusto di nulla tinto, terminò accidentalmente la sua corsa nella macchia di sangue che in poco tempo si era creata nei pressi del corpo. In quella pozza stava ferma, portando con se la sua purezza, che ahimè, ora cessava di esistere.

Si voltarono i presenti al colpo del vaso. Urlò una serva, che si sa, son le più vicine al dolore umano visto la bassezza a cui son costrette. Tutti si fermarono nel vuoto lasciato dalla rottura di quel vaso e osservarono. Tutto era fermo come in una foto e sol si vedeva quel sangue muoversi, che stava avvolgendo quel tenero e soffice fiore, affogando la sua pura natura. Un attimo, un istante che anche quel che era il simbolo della purezza di bianco vestita assunse le vesti di un rosso pulsante, puro, ma vivo, vero colore. E quando ormai i presenti inorriditi, non tanto per il giovine corpo di quell’amante trafitto a morte, ma più per codesta trasformazione, per codesto tramutamento di color della bianca rosa, si stavano ricomponendo, ad un tratto si compì il tutto.

Nacque da qui il simbolo, nuovo, e non per un semplice cambio d’abito, ma perché si mosse su essa lo sguardo di un cuor desideroso che ne diede un profondo significato. Era lo sguardo di una fanciulla, bella nel suo amor struggente, sicuramente bella agli occhi di quell’innamorato trafitto a terra. Si mosse lei verso quella sagoma ormai completamente bordata di sangue, e con una lacrima che le rigò il viso si chinò su quella rosa di rosso dipinta. La guardò con tenerezza e stupore. Ormai tutta inzuppata di quel liquido dal cuor di lui proveniente, nel quale sono conservate le essenze fondamentali che battevano nell’essere di quel giovine, in quel corpo che è quello di ognuno di noi, e che or con la stessa voglia battono in quel fior. La colse e con tutte queste premure ad essa le diede valore, attenzione, un’immagine definita, che diventerà presto simbolo. Tra se la strinse come l’ultimo dono di lui, che in quella rosa ora viveva, e la portò via, con se, testimonianza di qualcosa di più profondo, che ora scritto col sangue resterà dipinto in quella rosa che per sempre sarà il simbolo di verità, passata e infinita, esistita ed eterna, profonda, scritta su quei petali, ciò che più pulsò in un animo fanciullo e passionale, che non si è perso, ma che sempre si conserverà e che attraverso quel simbolo sempre vivrà.

Pulsa la rosa, rossa e fiera nei giardini del mondo la sua bella presenza impone. Staccata e donata or, nei giorni nostri, dopo quest’episodio, porta con se un significato tanto nobile quanto potente, che vive in ogni uomo e donna e lo fa stare in se, custodendo tale significato e indirizzandolo a chi, con codesto dono, viene onorato di un sentimento eterno di passione e devozione. Dolce ricordo di un amore che sempre vivrà.





On air

20 07 2009

La prendo per mano e la sfioro in un sogno. Trovo il sentiero nel fitto bosco. Alla luce di un raggio di sole risplende coperto un lenzuolo d’amore. Steso al lume potente cerca calore. Profumato e intriso di cruda passione, profonda, vera e amata ossessione di corpi uniti in un vincolo stretti, dal cuore si proiettano immagini di sogni infiniti. Le parole ne descrivono i ricordi immancabili di una storia che è nata e che con grinta richiama a se quei tratti sinuosi di un modello perfetto, un sogno fanciullo, di equilibrio nascosto nel buio del cielo, imparato da modelli che nella vita ti accompagnano, mentre solo le stelle ti fan sentire meno solo.

Delirio o pazzia. In un lampo improvviso tutto viene squarciato. Restano i segni, indelebili, le tracce su quel sentiero, che ancor umido per il passaggio, fresche le conserva. Di qua siam passati come conigli spaventati e orsi affamati, gufi attenti in una fredda notte alla ricerca di prede, di miti e di eroi, di parole da seguire, da scriver su carta, da conservare.

Fermo tra il grano folto tutto in piazza, mentre sotto la pioggia si allontanano, torno dai pensieri in una diretta, stringo il microfono delle opportunità e grido il mio sfogo. Sfogo. Sfornando parole inconsuete di uso quotidiano mentre aspetto il tempo della vera diretta. “40″ e quattro dita. Le guardo e penso. Troppo, che sono già diventate tre. Mi scosto. Appoggio il mio sguardo su una scaletta scritta su una lavagnetta che non c’è e fuori dalla finestra ricerco l’evasione. La libertà. La finestra. C’è sempre. “20″. Passa il tempo, veloce. Si scioglie il freddo che hai nell’animo e che copre le resistenze con cui è assemblato il nostro essere, gocce di sudore in un caldo torrido gareggiano sul mio viso delineando traiettorie impossibili da calcolare a priori. Penso a quel rubinetto. Scende veloce l’acqua fredda, che sotto a quella vorrei or trovarmi, ad intervistar le gocce e chieder loro cosa stanno provando nel precipitare nel vuoto, mentre troverei refrigerio da tutto, comprendendo il loro stato. Alzo lo sguardo. Mi rifletto nello specchio e sogno un giorno di invertire quella discesa, fermarmi, girare quel rubinetto e andare verso l’alto, l’acqua ed io, assieme. Indice alzato, ultimo segnale. Fremo alla partenza aspettando che anche l’ultimo semaforo si spenga mentre anche i respiri si placano, nessuno respira, in un’attesa meravigliosa quanto paurosa che sembra infinita.

Ora l’indice scende verso me. Tempo scaduto. Pronto a buttarmi. Via i pensieri. On air.