Quel giorno che ti vidi fu l’istante in cui cominciai a contare i minuti in cui iniziai a vivere. Fu uno sguardo. Uno scambio rapido di battute e la tua vivace voglia di parlare di tutto, condita da quel sorriso che nella tua assenza provo a cercare nel mondo, ma che non trovo, se non che nei miei pensieri. Devo rifugiarmi in quelli per rivederlo e finalmente provare un po’ di calore, in fondo a un cuore che grida il tuo nome, che ti cerca come fa fanciullo con la madre quando si trova tra tante. Fu quel primo sguardo che ci siamo scambiati che mi ha fissato a quel muro, come un chiodo, inchiodato. Appeso su quella parete fatta di sensazioni e brividi che prima non avevo conosciuto. Fervori che prima qualcuno aveva provato a far vibrare, ma senza voglia ne interesse.
Mi sento chiodo su questo nuovo muro. Porto con me i graffi del passato, ma la forza con cui sono inserito in questa nuova vita mi fa credere che possa essere decisiva. Illuminato per tutto il tempo da una fascio di sentimenti. Con me tengo appesa a quella parete il mio passato, le mie esperienze, rappresentate in un quadro. Colori caldi dominano rispetto a quelli freddi, che seppur presenti non hanno nulla a che vedere con tragedie e tormenti troppo difficili da superare. Ogni volta che dipingo con colori scuri, il tempo li fa sbiadire e diventare più chiari, perché le difficoltà si superano e sfumano nella bellezza della vita e diventano a loro volta ricordi di cui vale la pena tenere traccia.
Mi sento chiodo su questo nuovo muro e mi domando: ma quanta resistenza ha un chiodo? Dicono che resti appeso a un muro per parecchio tempo e poi, inspiegabilmente, in un indeterminato momento della sua permanenza su quel mondo piatto, ma in un ben preciso momento della sua vita, cede. Ma questo non significa che lo farà. Un chiodo funzionante è fatto per resistere. Messo lì per reggere su se stesso il peso di quella sua vita. Se vuole può portarla a compimento e non spezzarsi mai. Quando il muro è quello giusto, il quadro ormai colorato con le giuste tempere di giusti colori e quando il chiodo si sente sicuro di se, non c’è nulla che possa scalfirlo o farlo cedere. Allentare forse, è normale, sopporta anche, com’è giusto. Ma non cede. No, certi chiodi sono fedeli e non si staccano più una volta che sono stati usati, una volta che una forza di puro sentimento li ha presi e una volta che hanno trovato un senso al loro stare in questo stato di gioioso equilibrio, a osservare colei che li ha fissati.
Per ragioni assurde, appeso mi ritrovo a quel muro, a reggere un sentimento che ho scelto di vivere. Da qui mi appare sempre in sogno il tuo sorriso, che, a vederlo, è un fremito che mi scuote. La magia che porti con te, su di noi, dopo tutto questo tempo ancora mi travolge, ma non c’è terremoto ne tsunami che possa farmi cedere. E io sto, fermo e immobile, qui su questo mondo. Qui, stregato, su questa parete. Come un chiodo, inchiodato.
Come un chiodo, inchiodato
24 03 2011Commenti : Lascia un commento »
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Alla ricerca di un senso
18 10 2009Tenta di scrivere alla rinfusa parole che inseguono nelle frasi una punteggiatura che non esiste. A volte tagliate da virgole, oppure da nomi strani “virgolettati”, verbi inventati che formano azioni, deliranti, in un universo di possibilità, giochi di intrinseca potenza, dove è chi scrive l’artista, chi plasma e sceglie la giusta tonalità da dare al tutto.
Al di fuori il pubblico osserva allibito e a volte trattiene il fiato perché non ci si può fermare neanche per sospirare visto che non arriva la pausa che or però vi concedo.
Ripresi?
Trovate il vero. Il bello leggete. Di ogni parola comprendete il significato. Più volte leggete e alla prima impressione non ci si deve fermare che sarebbe come non aver letto, come passare in un campo senza guardarlo, senza accorgersi che è pieno di fiori, dai quali si sprigiona una bellezza che il primo passaggio ci ha fatto ignorare, sui quali svolazzano farfalle curiose e api laboriose. Ci stavamo perdendo un prato meraviglioso. Un minuto in più solo per poter vedere questo.
L’attenzione per cogliere il senso. In un punto o in una virgola non sta ciò che si vuol dire. Completano la frase e ne danno musicalità. Perfezionano la scrittura, elevano lo scrittore se codesto la usa con maestria. Indirizzano il lettore verso un significato, che si vuol dare. Plasmano, attraverso contorti utilizzi, una frase di elevata, quanto perfetta, complessità. Ma può anche essere fluida e semplice senza tanti fraseggi.
Insomma è tutto e niente la scrittura. A noi sta darle un senso.
scritto il 2 agosto 2009
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Secondo chi legge