Ci sono un italiano, un extracomunitario e un leghista. Non è una barzelletta, solo la mia personale graduatoria di italianità in un feudo che vuole escludere persone che forse sono più italiani di noi, o che semplicemente chiedono di esserlo, non di più, ma solo italiani.
Uno sfogo più che uno scritto verso quelle persone che ritengo meno italiani (leghisti) dei primi due che ho nominato (italiani e extracomunitari). Uno sfogo perché stufo di sentirmi parlare di cittadinanza italiana da persone che in Parlamento parlano di una pianura come si parla di Atlantide, dell’Isola che non c’è e del Paradiso, persone che non hanno rispetto della persona, dei suoi sacrosanti diritti innati e che sono universali e indiscutibili. Diritti che vanno oltre la cittadinanza e che forse è meglio lasciargliela, se è questa l’idea di cittadinanza che hanno. Un’idea vecchia fatta di valori vecchi, di valori nazionalisti che hanno portato alle peggiori dittature e alle più catastrofiche sciagure mondiali, ai più disumani eccidi in nome di un essere umano piuttosto che un altro, secondo un modo di porsi illogico.
Tutti amano il loro paese di origine. Io amo Zambana, come altre persone amano il proprio paesino, che sia esso in Italia o no. Ma non vado in Parlamento, la mia casa, la casa di tutti gli italiani, per parlare di Zambana e di un popolo esclusivo. La politica è collettività, condivisione, pluralità di idee e di soluzioni. La politica che sia di destra o che sia di sinistra deve tutelare tutti gli italiani, tutti quelli che su questo pezzo di terra ci vivono. Italiano si è per genitori, italiano è chi lavora e paga le tasse, italiano è chi ogni giorno cerca di vivere in uno Stato di non diritto come è il nostro, soprattutto se viene da fuori, senza pretendere altro che il rispetto per la propria persona, per i propri diritti e per il proprio lavoro.
Il fatto cruciale forse è proprio questo, ossia che tutti necessitiamo di riappropriarci del rispetto per il prossimo. Di rispolverare l’accoglienza a chi la chiede, l’ascolto a chi ha da dire la sua e la disponibilità per chi vuole mettersi in gioco e condividere con noi questa terra che sta diventando sempre più stretta. E se lo sta diventando, l’unica soluzione è stringerci un po’ di più e fare spazio. A barricate, a chiusure, a privazioni non si va da nessuna parte e un domani ci troveremo di fronte al fatto compiuto, a un mondo che si domanderà chi lo ha diviso, chi ha detto che quel monte è di un popolo e quella pianura di un altro, mentre da dietro si da spazio a un mercato che succhia via tutto il bello, il buono e il bene di ogni posto e luogo per produrre denaro, una moneta che non genera nulla, una pura fantasia del sistema, un bug inutile quanto folle che prosciuga fiumi, distrugge foreste e destabilizza il clima. Che peggio alimenta odio tra le persone, altro che la rabbia per i cani, altro che qualsiasi altra malattia.
Voglio crescere in un’Italia che porti rispetto per tutti i suoi figli, per i suoi genitori e per le famiglie. Voglio un’Italia che porti rispetto per il lavoro, per il diritto di voto e che promuova e accolga una nuova cittadinanza che non poteva essere pensata nella nostra ancor splendida Costituzione. Voglio un’Italia che tuteli, come io lo sono dalla nascita, chi è qui e studia, lavora e ha una famiglia. Voglio che il valore di essere italiano si calcoli su altri parametri. Voglio che su questa barca, che non naviga in acque sicure e tranquille, si accolgano tutti quelli che con coraggio ci vogliano salire. Voglio un’Italia che si indigna verso chi sputa sul lavoro e sui diritti degli altri, che non si riconosce in una cittadinanza esclusiva, in una cittadinanza che per ora non è basata ne sullo ius soli ne sullo ius sanguinis, ma solo sullo “ius culis”, la fortuna di essere nati in Italia da cittadini italiani e che su questa fortuna esclude, non capendo il dolore che provoca, anche solo a parole. Voglio un’Italia che arrivi prima a capire che non si possono imprigionare le persone, che un domani ci riconosceremo tutti come cittadini del mondo, ognuno con le proprie diversità, ma ognuno con i propri diritti e doveri.

Secondo chi legge